S.MICHELE ARCANGELO DIFENDICI NEL COMBATTIMENTO AFFINCHÉ NON PERIAMO NELL'ESTREMO GIUDIZIO

martedì 31 marzo 2015

MEDITAZIONE MARTEDI SANTO a cura di Mons. Javier Echevarría, prelato dell'Opus Dei

Valentin de Boulogne (1591, Coulommier-en-Brie - 1632, Roma)

A che punto è la nostra fede?

Il Vangelo della Messa termina con l’annuncio che gli Apostoli lasceranno solo Cristo durante la Passione. A Simon Pietro che, pieno di presunzione, affermava: Darò la mia vita per te!, il Signore rispose: Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.
Poco tempo dopo la predizione si avvera. Tuttavia, poche ore prima il Maestro aveva dato loro una lezione chiara, per prepararli ai momenti di oscurità che si avvicinavano.
Accadde il giorno dopo l’entrata trionfale a Gerusalemme. Gesù e gli Apostoli erano usciti da Betania molto presto e, a causa della fretta, probabilmente non avevano mangiato niente. Fatto sta che, dice S. Marco, il Signore ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: “Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti”. E i discepoli l’udirono.
Al tramonto tornarono al villaggio. Data l’ora avanzata, non fecero caso al fico maledetto; ma il giorno dopo, martedì, nel ritornare ancora una volta a Gerusalemme, tutti videro l’albero, una volta frondoso, che mostrava i rami nudi e secchi. Pietro lo fece notare a Gesù: Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato. Gesù allora disse loro: “Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Levati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato”.
Durante la sua vita pubblica, Gesù chiedeva una sola cosa per fare miracoli: la fede. A due ciechi che lo supplicavano di guarirli, aveva domandato: Credete voi che io possa fare questo? – Gli risposero: Sì, o Signore! Allora toccò loro gli occhi e disse: Sia fatto a voi secondo la vostra fede. E si aprirono loro gli occhi. Raccontano anche i Vangeli che in molti luoghi non poté operare guarigioni perché le persone non avevano fede.
Anche noi dobbiamo interrogarci: a che punto è la nostra fede? Confidiamo pienamente nella parola di Dio? Domandiamo nell’orazione ciò di cui abbiamo bisogno, sicuri di ottenerlo se è per il nostro bene? Insistiamo nel supplicare di ottenere ciò che ci è necessario, senza scoraggiarci?
San Josemaría Escrivá ha commentato questa scena del Vangelo.Gesù si avvicina al fico: si avvicina a te e a me. Gesù ha fame e sete di anime. Sitio! Ho sete!, grida sulla Croce. Sete di noi, del nostro amore, delle nostre anime e di tutte le anime che dobbiamo condurre a Lui, lungo la via della Croce, che è la via dell’immortalità e della gloria del Cielo.
Si accostò al fico, ma vi trovò soltanto foglie (Mt 21, 19): che vergogna! È così anche nella nostra vita? Accade anche a noi, tristemente, che facciano difetto la fede e la vibrazione dell’umiltà, e non appaiano né sacrifici né opere?
I discepoli si meravigliarono per il miracolo, ma la lezione fu inutile: pochi giorni dopo negheranno il loro Maestro. La fede deve modellare la vita intera. Cristo pone questa condizione: vivere di fede per essere poi capaci di muovere le montagne. Sono tante le cose da rimuovere... nel mondo, ma innanzitutto nel nostro cuore. Tanti ostacoli alla grazia! Fede, quindi; fede operativa, fede disposta al sacrificio, fede umile.
Maria, con la sua fede, ha reso possibile l’opera della Redenzione. Giovanni Paolo II afferma che al centro di questo mistero, nel vivo di questo stupore di fede, sta Maria, alma Madre del Redentore(Redemptoris Mater, 51). Ella accompagna costantemente tutti gli uomini lungo i sentieri che conducono alla vita eterna. La Chiesa, scrive il Papa, contempla Maria profondamente radicata nella storia dell’umanità, nell’eterna vocazione dell’uomo, secondo il disegno provvidenziale che Dio ha per lui eternamente predisposto; la vede maternamente presente e partecipe nei molteplici e complessi problemi che accompagnano oggi la vita dei singoli, delle famiglie e delle nazioni; la vede soccorritrice del popolo cristiano nell’incessante lotta tra il bene e il male, perché “non cada” o, caduto, “risorga”(Redemptoris Mater, 52).
Maria, Madre nostra: ottieni per noi, con la tua potente intercessione, una fede sincera, una speranza sicura, un amore ardente.( Dal sito Opusdei.it)

lunedì 30 marzo 2015

MEDITAZIONE LUNEDI SANTO a cura di Mons. Javier Echevarría, prelato dell'Opus Dei


Ieri abbiamo ricordato l’ingresso trionfale di Cristo a Gerusalemme: una folla di discepoli e di altre persone lo acclama come Messia e Re d’Israele. Alla fine della giornata, stanco, è tornato a Betania, un villaggio nei pressi della capitale, dove era solito prendere alloggio quando veniva a Gerusalemme. Lì una famiglia amica ha sempre pronto il posto per Lui e per i suoi. Lazzaro, che Gesù aveva risuscitato dai morti, è il capo famiglia; con lui abitano le sorelle Marta e Maria, che aspettano piene di entusiasmo l’arrivo del Maestro, contente di potergli offrire i propri servigi.
Negli ultimi giorni della sua vita sulla terra, Gesù rimane lunghe ore a Gerusalemme, dedito a una predicazione intensissima. La sera riprende le forze in casa dei suoi amici. E a Betania avviene un episodio narrato dal Vangelo della Messa di oggi:
Sei giorni prima della Pasqua – racconta S. Giovanni -, Gesù andò a Betania. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
Salta subito agli occhi la generosità di questa donna. Desidera manifestare la sua gratitudine al Maestro per aver restituito la vita al fratello e per tanti altri beni ricevuti, e non bada a spese. Giuda, presente alla cena, calcola esattamente il prezzo del profumo; ma invece di lodare la delicatezza di Maria, si abbandona alla mormorazione: Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento danari per poi darli ai poveri? In realtà, fa notare S. Giovanni, dei poveri non gl’importava; gl’interessava maneggiare il denaro della borsa e rubarne il contenuto.
La valutazione di Gesù è ben diversa , scrive Giovanni Paolo II. Senza nulla togliere al dovere della carità verso gli indigenti, ai quali i discepoli si dovranno sempre dedicare – “i poveri li avete sempre con voi” -, Egli guarda all’evento imminente della sua morte e della sua sepoltura, e apprezza l’unzione che gli è stata praticata quale anticipazione di quell’onore di cui il suo corpo continuerà ad essere degno anche dopo la morte, indissolubilmente legato com’è al mistero della sua persona ( Ecclesia de Eucharistia , 47).
Perché sia vera virtù, la carità dev’essere ordinata. E il primo posto è occupato da Dio: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti . Perciò sbagliano quelli che, con la scusa di lenire le necessità materiali degli uomini, di disinteressano delle necessità della Chiesa e dei ministri sacri. Scrive san Josemaría Escrivá: Quella donna che in casa di Simone il lebbroso, a Betania, unge il capo del Maestro con un ricco profumo, ci ricorda il dovere d’essere splendidi nel culto di Dio .
- Tutto il lusso, la maestà e la bellezza mi sembrano ben poco.
- E, contro coloro che biasimano la ricchezza dei vasi sacri, dei paramenti e delle pale d’altare, si innalza la lode di Gesù: “opus enim bonum operata est in me” – ha compiuto un’opera buona verso di me.
Quante persone si comportano come Giuda! Vedono il bene che fanno gli altri, però non vogliono riconoscerlo: si impegnano a scoprire intenzioni distorte, a criticare, a mormorare, a esprimere giudizi temerari. Riducono la carità a ciò che è solamente materiale (dare qualche moneta a un povero, forse per tranquillizzarsi la coscienza) e dimenticano che – scrive ancora san Josemaría Escrivá –la carità cristiana non si limita a soccorrere chi si trova nel bisogno di beni economici; è rivolta, prima di tutto, a rispettare e a comprendere ogni individuo in quanto tale, nella sua intrinseca dignità di uomo e di figlio del Creatore.
La Vergine Maria si diede completamente al Signore e si è sempre presa cura degli uomini. Oggi le chiediamo di intercedere per noi, affinché, nella nostra vita, l’amore di Dio e l’amore del prossimo si uniscano in una cosa sola, come le due facce di una stessa medaglia.(Dal sito opusdei.it)

venerdì 27 marzo 2015

TI ADORO O CROCE SANTA

(Recitata 33 volte il Venerdì Santo, libera 33 Anime del Purgatorio, Recitata 50 volte ogni venerdì, ne libera 5. venne confermata dai Papi Adriano VI, Gregorio XIII e Paolo VI).

PREGHIERA
Ti adoro, o Croce Santa,che fosti ornata del Corpo  Sacratissimo del mio Signore, coperta e tinta del suo Preziosissimo Sangue.Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me.Ti adoro, o Croce Santa, per amore di Colui che è il mio Signore. Amen.

VANGELO DEL GIORNO



VANGELO (Gv 10,31-42)
Cercavano di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: "Io ho detto: voi siete dèi"? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: "Tu bestemmi", perché ho detto: "Sono Figlio di Dio"? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.
Parola del Signore.

giovedì 26 marzo 2015

Messaggio di Medjugorje del 25.03.2015 a Marija Pavlovic Lunetti


"Cari figli! Anche oggi l'Altissimo mi ha permesso di essere con voi e di guidarvi sul cammino della conversione.
Molti cuori si sono chiusi alla grazia e non vogliono dare ascolto alla mia chiamata. Voi figlioli, pregate e lottate contro le tentazioni e contro tutti i piani malvagi che satana vi offre tramite il modernismo. Siate forti nella preghiera e con la croce tra le mani pregate perchè il male non vi usi e non vinca in voi. Io sono con voi e prego per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

mercoledì 25 marzo 2015

SAN GABRIELE - FORZA DI DIO

Il nome Gabriele che significa "Forza di Dio", compare sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, ma in tutti solo quattro volte e precisamente due volte in Daniele e due volte in san Luca.La prima volta appare a Daniele e gli spiega una misteriosa visione che il profeta aveva avuto presso il fiume Ulai nel territorio della cittadina di Susa in Mesopotamia (Dn 8,15-16).La seconda volta Gabriele annunzia a Daniele il tempo della venuta del Cristo (Dn 9,20-21).
Come si può osservare, in questi due testi di Daniele, a Gabriele non viene dato alcun titolo fra quelli delle gerarchie angeliche. Nel primo testo si parla di uno "dall'aspetto d'uomo" che si rivolge a Gabriele perchè spieghi al profeta la visione avuta. Nell'altro testo, pur non chiamandosi angelo, mostra tutte le sue caratteristiche col "volare veloce" e lo scomparire all'improvviso.
In san Luca si comprende anocra più chiaramente la personalità di questo messaggero celeste. Per primo appare al sacerdote Zaccaria nel Tempio di Gerusalemme, mentre egli faceva l'offerta dell'incenso il nunzio celeste viene designato ripetutamente come "un angelo del Signore", ed egli stesso si specifica: "Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato  a parlarti e a portarti il lieto annunzio" (Lc 1,19).
Sei mesi dopo, "l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria" (Lc 1,26-27).
Come si può osservare, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, Gabriele annunzia l'incarnazione del Verbo di Dio. Nel Nuovo Testametno annunzia prima il precursore del Cristo e poi il Cristo stesso a Maria Santissima.
Perciò, giustamente, i teologi chiamano Gabriele l'angelo per eccellenza e cioè il messaggero particolare dell'incarnazione del Figlio di Dio. Comunque è chiamato, per ben dieci volte, sempre "angelo".
Alcuni autori cattolici, senza sicura base biblica, hanno pesanto che l'angelo che apparve ai pastori nella notte della nascita di Gesù sia stao lo stesso Gabriele, che, così avrebbe continuato l'opera di messaggero divino dell'incarnazione.
Spingendosi oltre, questi teologi hanno pure opinato che l'angelo che discese dal cielo a confortare Gesù nell'Orto degli ulivi sia stato anocra una volta Gabriele, opinione che ha trovato eco in un inno del breviario domenicano.
L'angelo Gariele è il patrono celeste delle Poste e Telecomunicazioni, e protettore dell'infanzia.

INNI A SAN GABRIELE ARCANGELO


♥♥♥♥♥♥

Con cuore gaudioso innalziamo
tutti dei cantici.
Accompagnando l'arco
sulle corde armoniose,
nel momento in cui l'illustre Gabriele
brilla dall'alto dei Cieli.

Oggi è per noi
il paraninfo dell'augusta Vergine.
Lo accompagna tutto il coro degli angeli
che celebra con ardore le lodi del Cristo.

Anche il nostro canto celebri
la lode del principe Gabriele,
che è uno dei sette spiriti che stanno
al cospetto del Signore
pronti ad eseguire i suoi ordini.

Messaggero del cielo, ambasciatore dall'alto,
Gabriele lascia le altezze.
E ovunque con felice auspicio svela
al mondo i segreti dell'Altissimo.

Annunciaci, o Gabriele, t ene preghiamo
il dono meraviglioso della pace eterna,
che un giorno ci farà accedere,
colmi di gaiezza, alla dimora celeste.

Ce lo conceda la beata divinità
del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
di cui nel mondo intero
risuona la gloria.

Amen.